


El último trago / L’ultimo sorso
[ESPAÑOL]
Como parece ser que no habíamos tenido bastante con el esfuerzo de la etapa anterior, el último sábado de nuestro sendero portugués lo planeamos como un 2×1: unimos las últimas dos etapas oficiales, que nos parecían dignas de principiantes profundos, y formamos una última etapa con traca final (nunca mejor dicho), que nos hizo sentirnos profundamente principiantes.

La distancia iba a ser, sin duda, la mayor dificultad. Y fue precisamente la distancia lo que pareció desde el principio estirarse como un chicle: poco después de salir de Salema tuvimos que dar la vuelta y dar un rodeo para remontar una colina, ya que el sendero había sido invadido por un riachuelo y el puente de poca monta que nos iba a ayudar a superarlo estaba en penosas condiciones. La broma nos costó por lo menos unos 3 km de propina.
Pero de momento los pies no pesaban demasiado. Las luces cambiantes de la mañana entretenían nuestros ojos y los acostumbrados paisajes nos hacían olvidar las cuentas de lo que aún nos quedaba por recorrer.



Poco después de la Praia da Boca do Rio nos encontramos con el Forte Almádena, todo un prodigio de resistencia, a la que nos gustaría aspirar como caminantes. Edificado sobre resto más antiguos (romanos y medievales), se alzó como bastión defensivo del litoral en el s. XVII e incluso sobrevivió al célebre terremoto destructivo de 1755. Como ocurre a veces en casos de resistencia ejemplar, el final inevitable llega por culpa de una razón banal que acaba con el lustre del protagonista. En este caso, el simple abandono por parte de las autoridades después de haberlo utilizado como estación de control de contrabando.

En el pueblo blanco y pintoresco de Burgau (en teoría a poco más de 6 km que para nosotros eran unos 9 km) hicimos una pausa/refrigerio. Pequeña playa bastante llena de bañantes, locales agradables con vistas al mar que empezaban a abrir sus puertas. No sabíamos que en uno de ellos compartiríamos el último rissol de camarão, el último pastel de bacalhau y el último pastel de nata. Las despedidas son menos tristes cuando parecen simples capítulos del día a día.
Los 6 km que nos separan de Praia de Luz, donde terminaría la primera de las etapas de hoy, nos obligan a más bajadas y subidas, que son mucho más llevaderas que las de ayer. En sus calles, infinidad de urbanizaciones de veraneo, cientos de turistas británicos con sus propios locales, donde es imposible hablar otra lengua que no sea el inglés, y al menos un supermercado donde conseguimos rellenar nuestras cantimploras para afrontar la segunda parte.

El siguiente tramo hasta Porto de Mos (en la afueras de Lagos) es monótono y no aporta nada nuevo. Llegados a esa playa, nos ponemos a hacer cola en un local para comer algo de pescado, y resulta que al final es una hamburguesería. El menú no estuvo mal, pero la espera fue la típica de un local playero en cualquier lugar turístico.

Terminado el almuerzo, nos volvemos a colgar las mochilas y nos disponemos a subir la cuesta que nos lleva a la Ponta da Piedade, ya muy cerca de Lagos. Una mujer inglesa nos dedica un well done! que nos hace sonreír mientras mantenemos el tipo con el estómago lleno. Las guías presentan este paraje como un lugar excepcional y una de las atracciones turísticas más visitadas del país. Sus acantilados han sido recortados por un viento y unas olas caprichosas. Pequeñas grutas, aguas turquesas. El lugar es pintoresco y sin duda digno de una visita, pero la superpoblación de lanchas turísticas y el cansancio de la larga jornada le quitan sex-appeal.

Decidimos acortar el recorrido tomando la calle que une directamente el faro con el centro de Lagos para llegar a nuestro albergue. Después de un descanso, caminamos por las calles del centro, donde acababan de abrir sis puertas para la cena decenas de locales. Multitud de turistas de Centroeuropa y las Islas Británicas. Aire mediterraneo, andaluz, pugliese, siciliano. Algo en el ambiente recuerda todos esos territorios de mar y tradiciones antiguas.

Nuestro sendero se concluye sin alharacas. Llegamos al final. Y punto. Volvemos pronto al albergue para intentar dormir a pierna suelta. Antes de las once estamos en los brazos de Morfeo… pero a las doce nos despiertan los fuegos artificiales. Se trata de una celebración llamada Banho29, según la cual bañarse en el mar el día 29 equivale a bañarse 29 veces y, además, ahuyenta los malos espíritus. A esas horas, la playa está llena de jóvenes que cumplen con la tradición del baño nocturno. Nosotros, vetustos caminantes, estamos en la cama (es la cruda realidad). Lo que no saben los adolescentes juerguistas de la playa es que esos fuegos artificiales que se ven desde la escuálida ventana de nuestra habitación también nos celebran a nosotros. Celebran nuestro sendero y nos felicitan por la hazaña realizada.
La más larga caminata empieza con un paso.
[ITALIANO]
Visto che, a quanto pare, non ci era bastata la fatica della tappa precedente, l’ultimo sabato del nostro cammino portoghese lo abbiamo programmato come un due per uno: abbiamo unito le ultime due tappe ufficiali, che ci sembravano roba da principianti incalliti, e ne abbiamo ricavato un’ultima tappa con tanto di botto finale (mai espressione fu più azzeccata) che ci ha fatto sentire profondamente principianti.

La distanza sarebbe stata, senza dubbio, la difficoltà maggiore. Ed è stata proprio la distanza che, fin dall’inizio, ha cominciato ad allungarsi come una molla: poco dopo aver lasciato Salema abbiamo dovuto tornare sui nostri passi e fare un giro più largo per risalire una collina, perché il sentiero era stato invaso da un ruscello e il ponticello da quattro soldi che avrebbe dovuto aiutarci ad attraversarlo versava in condizioni pietose. Lo scherzetto ci ha regalato almeno tre chilometri di mancia.

Per il momento, però, i piedi non pesavano troppo. Le luci mutevoli del mattino tenevano occupati i nostri occhi e i paesaggi ormai familiari ci facevano dimenticare i conti di quanto ancora ci restava da percorrere.
Poco dopo Praia da Boca do Rio ci siamo imbattuti nel Forte Almádena, un autentico prodigio di resistenza, quella stessa resistenza alla quale ci piacerebbe aspirare come camminatori. Edificato su resti più antichi (romani e medievali), nel XVII secolo si innalzò a bastione difensivo della costa e riuscì persino a sopravvivere al celebre e devastante terremoto del 1755. Come talvolta accade nei casi di resistenza esemplare, la fine inevitabile arriva per colpa di una ragione banale, che finisce per offuscare la gloria del protagonista. In questo caso, il semplice abbandono da parte delle autorità, dopo averlo utilizzato come stazione di controllo del contrabbando.


Nel bianco e pittoresco villaggio di Burgau (in teoria poco più di sei chilometri, che per noi erano diventati circa nove) abbiamo fatto una pausa per rifocillarci. Una piccola spiaggia piuttosto affollata di bagnanti, locali piacevoli con vista sul mare che cominciavano ad aprire le porte. Non sapevamo ancora che in uno di essi avremmo condiviso l’ultimo rissol de camarão, l’ultimo pastel de bacalhau e l’ultimo pastel de nata. Gli addii sono meno tristi quando sembrano semplici capitoli della vita di tutti i giorni.
I sei chilometri che ci separano da Praia da Luz, dove si sarebbe conclusa la prima delle tappe di oggi, ci costringono ad altre discese e salite, molto più sopportabili di quelle del giorno precedente. Per le sue strade, un’infinità di seconde residenze e condomini, centinaia di turisti britannici con i loro locali, dove sembra impossibile parlare una lingua che non sia l’inglese, e almeno un supermercato nel quale riusciamo a rifornirci di acqua per affrontare la seconda parte.

Il tratto successivo fino a Porto de Mós, alla periferia di Lagos, è monotono e non offre nulla di nuovo. Arrivati alla spiaggia, ci mettiamo in fila davanti a un locale convinti di mangiare un po’ di pesce, per poi scoprire che, alla fine, è un’hamburgeria. Il menù non era male, ma l’attesa è stata quella tipica di un locale sulla spiaggia in qualsiasi località turistica.
Finito il pranzo, ci rimettiamo gli zaini in spalla e ci prepariamo ad affrontare la salita che porta a Ponta da Piedade, ormai vicinissima a Lagos. Una signora inglese ci regala un «well done!» che ci strappa un sorriso mentre cerchiamo di mantenere un contegno con lo stomaco pieno. Le guide presentano questo luogo come un sito eccezionale e una delle attrazioni turistiche più visitate del paese. Le sue scogliere sono state scolpite da un vento e da onde capricciose. Piccole grotte, acque turchesi. Il luogo è pittoresco e merita senza dubbio una visita, ma il sovraffollamento di barche turistiche e la stanchezza della lunga giornata gli tolgono un po’ di sex appeal.

Decidiamo di accorciare il percorso prendendo la strada che collega direttamente il faro con il centro di Lagos, per raggiungere il nostro ostello. Dopo un po’ di riposo, passeggiamo per le vie del centro, dove decine di locali hanno appena aperto le porte per la cena. Una moltitudine di turisti dell’Europa centrale e delle Isole Britanniche. Aria mediterranea, andalusa, pugliese, siciliana. C’è qualcosa nell’atmosfera che ricorda tutte quelle terre di mare e di antiche tradizioni.
Il nostro cammino si conclude senza fanfare. Arriviamo alla fine. Punto. Torniamo presto all’ostello per cercare di dormire come sassi. Prima delle undici siamo già tra le braccia di Morfeo… ma a mezzanotte ci svegliano i fuochi d’artificio. Si tratta di una festa chiamata Banho 29, secondo la quale fare il bagno in mare il giorno 29 equivale a farlo ventinove volte e, per di più, tiene lontani gli spiriti maligni. A quell’ora la spiaggia è piena di giovani che rispettano la tradizione del bagno notturno. Noi, vetusti camminatori, siamo a letto (questa è la cruda realtà). Quello che gli adolescenti festaioli sulla spiaggia non sanno è che quei fuochi d’artificio che vediamo dalla striminzita finestra della nostra stanza stanno festeggiando anche noi. Festeggiano il nostro cammino e si congratulano con noi per l’impresa compiuta.
La camminata più lunga comincia con un passo.
