

Lirios marítimos / Gigli di mare
[ESPAÑOL]
Después de una jornada de descanso en Sagres, que dedicamos a reponer fuerzas y a mimar un poco esos cuerpos que hemos usado sin piedad durante los últimos diez días, hoy hemos retomado nuestros sendero para llegar a Salema. En gran medida ha habido cal y arena. Panoramas de nuevo dignos de admirar durante horas, playas donde instalarse a vivir, pero también notable esfuerzo físico en la última parte del camino. Al menos cinco veces hemos tenido que ganar altura hasta la cumbre de una acantilado y poco después volver a bajar al nivel de la playa. Son subidas y bajadas exigentes, sobre todo las segundas, que nos han reportado algún resbalón imprevisto, pero previsible, además de grandes dosis de sudor y agujetas en las piernas.



Es cierto que a cada palo sufrido seguía una buena zanahoria, por lo que, como buenos asnos tercos y, en el fondo, obedientes, enseguida cada perfil de la costa que se abría ante nuestros ojos, nos motivaba para seguir caminando.


En cierto modo, hay una imagen que se ha repetido cada vez que hemos tenido que cruzar las dunas en nuestra ruta y que representa bien esa dualidad. Se trata de los lirios marítimos, en parte delicados y bellos, y en parte salvajes, capaces de crecer en las más hostiles circunstancias. Sus raíces se agarran bajo la arena como nuestros pies se intentaban agarrar al terreno pedregoso para que no precipitáramos al vacío. En lo más alto de su figura, brota toda esa belleza que mana de la tierra, como en lo más alto de aquellas cumbres se nos revelaba todo el esplendor de los paisajes.

Quizá cada día tenga algo de esos lirios. Duras raíces, tallos robustos para abrirse paso hacia la luz y toda la fuerza interior de la que seamos capaces para conseguir que alguno de esos brotes acabe floreciendo.


[ITALIANO]
Dopo una giornata di riposo a Sagres, trascorsa a recuperare le forze e a prenderci un po’ cura di questi corpi che abbiamo maltrattato senza pietà negli ultimi dieci giorni, oggi ci siamo rimessi in cammino verso Salema. È stata, per molti versi, una giornata di luci e ombre. Ancora una volta, panorami davanti ai quali si potrebbe restare per ore, spiagge in cui verrebbe voglia di fermarsi a vivere, ma anche una buona dose di fatica nell’ultima parte del percorso. Almeno cinque volte ci è toccato risalire fino in cima a una scogliera per poi ridiscendere, poco dopo, fino al livello del mare. Salite e discese impegnative, soprattutto queste ultime, che ci sono costate qualche scivolone inatteso — ma non del tutto imprevedibile — oltre a generose quantità di sudore e gambe sempre più indolenzite.


A dire il vero, però, a ogni bastonata seguiva puntualmente una bella carota. E così noi, da bravi asini testardi e, in fondo, obbedienti, non appena un nuovo tratto di costa si spalancava davanti ai nostri occhi, trovavamo subito un motivo per continuare a camminare.

C’è un’immagine, in particolare, che è tornata ogni volta che il sentiero ci ha portati ad attraversare le dune e che, in qualche modo, racchiude bene questa dualità: i gigli di mare. Delicati e bellissimi, eppure al tempo stesso selvatici, capaci di crescere là dove quasi nulla sembra poterlo fare. Le loro radici si aggrappano alla terra sotto la sabbia, proprio come i nostri piedi cercavano un appiglio tra le pietre per non scivolare verso il vuoto. E poi, in cima, sboccia tutta la bellezza che la terra è riuscita a custodire; così come, una volta raggiunta la sommità di quelle scogliere, davanti a noi si apriva, in tutta la sua grandezza, lo splendore del paesaggio.

Forse, a pensarci bene, ogni giorno assomiglia un po’ a quei gigli. Radici tenaci, steli abbastanza forti da farsi strada verso la luce e tutta la forza che riusciamo a trovare dentro di noi perché, prima o poi, almeno uno di quei boccioli riesca a fiorire.




La jornada vista con otros ojos / La giornata vista con altri occhi

