[ESPAÑOL]
Llegar al Cono Sur no es fácil. Y no me refiero al hecho de que caminar bocabajo sea técnicamente complicado (leyenda urbana que no tiene ningún fundamento, a pesar de lo que seguirán afirmando los terraplanistas), sino más bien al vuelo de más de doce horas que debe soportar un europeo sí o sí para cruzar el charco hasta el Más Allá. Una vez superado el trance, todo es coser y cantar: la bienvenida sonriente en el mostrador de inmigración, el fresco mañanero cuando se viene escapando de un calor pegajoso, la amabilidad hospitalaria y cantarina de los porteños.

Cuando uno se despista en los primeros paseos, piensa que ha ido a parar a una esquina desconocida de Madrid, hasta que un letrero exótico lo devuelve a la realidad: SUBTE. Más de un hispanohablante orgulloso de su ombligo se perdería en la traducción de muchos términos que suenan propios y ajenos al mismo tiempo. Como esas caras conocidas que te cruzas por una calle cualquiera y ante las que te piensas: “Tu cara me suena”.

Esa impresión da Buenos Aires. La de una cara conocida que inspira confianza pero que no logras ubicar del todo, o la de esa palabra que te vendría como anillo al dedo en medio de una discusión acalorada, pero que se empeña en quedarse en la punta de la lengua.
[ITALIANO]
Raggiungere il Cono Sud non è facile. E non mi riferisco al fatto che camminare a testa in giù sia tecnicamente complicato (leggenda metropolitana che non ha alcun fondamento, nonostante ciò che i terrapiattisti continueranno ad affermare), ma piuttosto al volo di più di dodici ore che un europeo è costretto a sopportare per attraversare l’ oceano fino all’Aldilà. Una volta superato il grande ostacolo, tutto diventa un gioco da ragazzi: l’accoglienza sorridente al banco dell’immigrazione, il fresco di bella mattina quando si sta scappando da un caldo appiccicoso, la gentilezza ospitale e melodiosa dei porteños.

Quando ci si perde nelle prime passeggiate, si pensa di essere finito in un angolo sconosciuto di Madrid, finché un’insegna esotica non ci riporta alla realtà: SUBTE. Più di un parlante spagnolo orgoglioso del proprio ombelico si perderebbe anche nella traduzione di molti termini che suonano propri ed estranei allo stesso tempo. Come quei volti familiari che incontri per una strada qualsiasi e davanti a cui pensi: “La tua faccia mi sembra familiare”.
Così è per me all’inizio Buenos Aires. Come il volto familiare che ispira fiducia ma a cui non riesci a dare un nome, o la parola che sarebbe perfetta nel bel mezzo di una discussione accesa, ma che si ostina a rimanere sulla punta della lingua.


Grazie Paco, mi sembra di essere lì in Argentina. Grazie grazie grazie Buona vacanza e non vedo l’ora di ricevere la prossima puntata…
Un abbraccio Dona ________________________________
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E’ un piacere leggerti, arricchisci i miei ricordi con pensieri profondi ed immagini suggestive accompagnati da bellissime foto. E’ un paese emozionante, abrazos manu
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hai ragione, Manu. È un paese affascinante. Persone amabilissime e accoglienti, città interessanti e panorami mozzafiato. La meta perfetta per qualsiasi viaggiatore. Mi viene sempre più voglia di percorrerlo tutto.
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Gracias a tu artículo aún me han entrado más ganas de ir a Buenos Aires en septiembre.
Ana
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Me alegro. Estoy seguro de que te gustará mucho y que te recordará un poco a Madrid.
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