Volevo solo dirti

A Pierantonio Bellotto, amico e scultore
Ieri non son venuto a salutarti.
Adesso che sei libero
capirai che hai lasciato un brutto posto
dove il lavoro è principe
e ti costringe (a volte)
a fare senza voglia
e a mancare i più seri appuntamenti.

Volevo solo dirti
che ti auguro la gioia.
Che tu possa sederti
sul litorale delle balenottere
a bere un buon caffè
o un bicchiere di vino
e chiacchierare a lungo con gli amici
partiti tempo addietro.
(Ti avranno ricevuto a braccia aperte!).

Ora che il tuo futuro
è diventato oceano infinito
potrai guardarci dalla tua finestra
con la pazienza tosta dei babypensionati.
Portare a spasso i cani dell’Olimpo,
solcare la Via Lattea sulla nave di Ulisse
e trattenerti sulle mille isole
che segnano la strada delle stelle filanti.
Attento a quelle spiagge di polvere lunare
che nascondono pezzi del legno più improbabile!
Non riesco a immaginare
come trasformerai quella bellezza
con l’estro delle mani.
Aspetterò le notti più chiare dell’estate
per dirti che mi piace
la mostra che hai tessuto tra le costellazioni.

Un’ultima parola prima del mio silenzio:
In quelle nuove terre, per evitare equivoci,
non devi presentarti come “Antonio da Padova”.
Dì che sei lo scultore delle cause più giuste,
che hai scolpito Cutro,
reinterpretato Gaza,
denunciato l’orrore che ad Auschwitz ci distrusse,
esposto La vergogna che ci fa perdonare.
Ti sarai guadagnato il rispetto di tutti.

E se mostri i profili delle teste di donna,
dei cavalli morenti e delle danzatrici,
se insegni a qualcun altro
il tuo vecchio sapere,
al di là delle nuvole pioveranno le lacrime
degli angeli commossi. E quaggiù
sentiremo che il vento porta buone notizie
e che ogni santo giorno ha un po’ di primavera.

Padova, 24 gennaio 2026