VERSo [e] uTOPIA

Exposición VERSo [e] uTOPIA (2022)

Quando nei primi anni del Cinquecento Tommaso Moro descrive la sua Utopia, stabilisce per la prima volta il concetto di isola felice, del luogo ideale (Εὐ-τοπεία), che è allo stesso tempo il non-luogo (Οὐ-τοπεία) perché non esiste, ma riflette i desideri avverati della felicità in tutti gli ambiti immaginabili: la società, la politica, l’economia, la religione, le arti, l’ecologia… 

VERSo [e] uTOPIA ripropone nell’ambito della creatività il concetto di luogo ideale non realizzabile, che serve, però, a stimolare il percorso creativo. In parole del regista argentino Fernando Birri, l’utopia serve a farci camminare, a farci progredire verso l’orizzonte irraggiungibile mentre disegniamo la nostra strada attraverso un continuo esercizio di prova-errore. Ed è proprio questo che permette all’artista la conoscenza di sé e l’evoluzione formale e concettuale. 

In quest’ottica l’artista plastico Andrea Zuppa esperimenta con tecniche, supporti e abbinamenti cromatici diversi allo scopo di soddisfare una sorta di esigenza estetica mai appagata. 

La sua raccolta Figurazioni ci presenta lo stadio di sviluppo al momento presente nella sua pittura, che negli ultimi anni si è arricchita compositivamente con diverse sfumature grafiche (segni, graffi, scalfitture realizzate con oggetti di vario tipo) nonché con la tecnica del collage, con le stesure di china e l’uso di cornici in tinta legno, non abituali nella sua opera precedente. 

Invece, la serie di ceramiche raku Variazioni sulla sfera mostrano la sua ricerca attorno alla forma tridimensionale utopica per eccellenza, simbolo di perfezione per gli antichi. Nella sua ceramica, l’artista sembra allontanarsi volutamente dalla forma perfetta, come stesse a giocare per il puro piacere di ripetere quasi la stessa procedura fino all’infinito. Consapevole che, se un giorno dovesse arrivarci, il gioco sarebbe finito e l’esperienza tristemente conclusa. E nel circolo ripetitivo della ri-creazione di forme diverse non ci nasconde la prova dei suoi pentimenti, ricuciture sulla materia modellata, riparazioni sulle ferite ancora visibili.

Infine, le poesie di Francisco del Moral, raccolte sotto il titolo Travesía, ripropongono il tema classico del viaggio come cammino di trasformazione. Ispirandosi al Camino de Santiago, il poeta racconta le diverse tappe del tratto francese descrivendole come se fossero le diverse tappe della vita, che trascorre a partire dalla nascita sui Pirenei verso il traguardo di Compostela. Un traguardo che, come l’orizzonte e come l’utopia serve fondamentalmente a farci camminare.

La sfera

Ho sognato la sfera: la ricordo
appesa come il sole su un altare.
In ginocchio restavo sbalordito
davanti alla bellezza,
che è sempre inspiegabile.
Da quando sono sveglio di nuovo
sento pulsare calda tra le dita
la sua forma compiuta
e nel cervello
il suo colore intenso, oscuro e cristallino:
un miraggio possibile.
E disarmato cerco inutilmente
di ridarle la vita con le mani,
impastando la terra
così come il buon Dio creò Adamo.
Ma accompagna ogni sforzo
una nuova e profonda frustrazione.
Nel frattempo, riprovo
spinto dalla vecchia testardaggine
(dalla madre più certa del successo)
e produce il mio genio
un elenco infinito di palazzi
che crollano sporcando il pavimento
come gocce costanti di sudore,
come impronte sabbiose sulla strada,
come il sangue versato dal guerriero più saggio
(lui sa che la vittoria
non è altro che un resto di entusiasmo nascosto
dietro l’ennesima sconfitta).
E continuo ad insistere
perché l’inerzia guida le mie gambe.
Quando meno aspettavo
fu la luce e mi disse:
“è finito il cammino e il miraggio impossibile”.
Guardo indietro
e scopro quel che sono:
le gocce concentrate di sudore,
le impronte sparse a caso sulla sabbia
e la traccia di sangue del guerriero.