Variazioni sulla sfera (2025)

Textos escritos para el catálogo de la exposición «Variazioni sulla sfera», cerámica raku de Andrea Zuppa.

catalogo

Prefazione

Qualche anno fa Andrea Zuppa ha iniziato la sua particolare ricerca sulla sfera, concepita simbolicamente come traguardo ideale, come aspirazione irraggiungibile e cui cerca di avvicinarsi ogni esperimento creativo. Consapevole dell’impossibilità di conquistare un orizzonte sempre lontano, l’artista costruisce un percorso costellato di tentativi apparentemente fallimentari che diventano, invece, un patrimonio pregiato e rispecchiano la sua vera identità.

La forma esprime uno stato d’animo e l’azione sulla materia dà voce ai diversi tratti della personalità, mentre i colori si trasformano e le superfici si contraggono o si espandono a piacere per modellare uno spazio interno, che in ogni corpo è unico e non è mai vuoto. Come l’anima umana, nasconde messaggi inaspettati che possono sorprendere o far risvegliare certi ricordi.

Il risultato invita alla contemplazione. A guardare in silenzio mentre si ascolta il proprio respiro e attenti alle domande che potrebbero arrivare.

La lettura poetica di Francisco del Moral guida nella scoperta del pensiero estetico, interpreta e completa un messaggio di risonanze orientali: raku-haiku.

La sfera (da VERSo [e] uTOPIA, 2022)

Ho sognato la sfera: la ricordo
appesa come il sole su un altare.
In ginocchio restavo sbalordito
davanti alla bellezza,
che è sempre inspiegabile.
Da quando sono sveglio di nuovo
sento pulsare calda tra le dita
la sua forma compiuta
e nel cervello
il suo colore intenso, oscuro e cristallino:
un miraggio possibile.
E disarmato cerco inutilmente
di ridarle la vita con le mani,
impastando la terra
così come il buon Dio creò Adamo.
Ma accompagna ogni sforzo
una nuova e profonda frustrazione.
Nel frattempo, riprovo
spinto dalla vecchia testardaggine
(dalla madre più certa del successo)
e produce il mio genio
un elenco infinito di palazzi
che crollano sporcando il pavimento
come gocce costanti di sudore,
come impronte sabbiose sulla strada,
come il sangue versato dal guerriero più saggio
(lui sa che la vittoria
non è altro che un resto di entusiasmo nascosto
dietro l’ennesima sconfitta).
E continuo ad insistere
perché l’inerzia guida le mie gambe.
Quando meno aspettavo
fu la luce e mi disse:
“è finito il cammino e il miraggio impossibile”.
Guardo indietro
e scopro quel che sono:
le gocce concentrate di sudore,
le impronte sparse a caso sulla sabbia
e la traccia di sangue del guerriero.