I. Textos para ilustrar el arte
Poemas y textos en prosa para ilustrar la obra de Andrea Zuppa.
Atlantide (2018)


Presto come l'Atlantide sepolto dalle acque, nascosto dalla prima leggenda della storia, ricordato per secoli dai vecchi professori, riflesso dalla faccia gelida del ghiacciaio abbandonato e perso nel profondo del bosco. Se continui a bruciarmi con quegli occhi bollenti, se butti sul mio corpo la sporca spazzatura del tuo cuore impazzito, se consumi con ansia i frutti che ti dono (baci, versi, parole, carezze, mezzogiorni, serate effervescenti). Se mi spingi nel fondo dell'abisso più lugubre. Sparito per sempre presto come l'Atlantide
Exposición Maridaje (2020)


Sai che a volte è difficile capirti.
Quando ti mostri azzurro
o ingiallisce il tuo sguardo all'improvviso,
diventi di quel grigio che ammutisce
o, malgrado lo sforzo,
non riesci a rinverdire
quanto vorrei,
quanto meriterebbe l'occasione.
Ma se rimango vigile,
è semplice vedere l'armonia
di ogni nuova arrivata sfumatura:
si intrecciano i colori e si capiscono
in un unico spirito vivace.
Exposición VERSo [e] uTOPIA (2022)
Quando nei primi anni del Cinquecento Tommaso Moro descrive la sua Utopia, stabilisce per la prima volta il concetto di isola felice, del luogo ideale (Εὐ-τοπεία), che è allo stesso tempo il non-luogo (Οὐ-τοπεία) perché non esiste, ma riflette i desideri avverati della felicità in tutti gli ambiti immaginabili: la società, la politica, l’economia, la religione, le arti, l’ecologia…
VERSo [e] uTOPIA ripropone nell’ambito della creatività il concetto di luogo ideale non realizzabile, che serve, però, a stimolare il percorso creativo. In parole del regista argentino Fernando Birri, l’utopia serve a farci camminare, a farci progredire verso l’orizzonte irraggiungibile mentre disegniamo la nostra strada attraverso un continuo esercizio di prova-errore. Ed è proprio questo che permette all’artista la conoscenza di sé e l’evoluzione formale e concettuale.
In quest’ottica l’artista plastico Andrea Zuppa esperimenta con tecniche, supporti e abbinamenti cromatici diversi allo scopo di soddisfare una sorta di esigenza estetica mai appagata.
La sua raccolta Figurazioni ci presenta lo stadio di sviluppo al momento presente nella sua pittura, che negli ultimi anni si è arricchita compositivamente con diverse sfumature grafiche (segni, graffi, scalfitture realizzate con oggetti di vario tipo) nonché con la tecnica del collage, con le stesure di china e l’uso di cornici in tinta legno, non abituali nella sua opera precedente.
Invece, la serie di ceramiche raku Variazioni sulla sfera mostrano la sua ricerca attorno alla forma tridimensionale utopica per eccellenza, simbolo di perfezione per gli antichi. Nella sua ceramica, l’artista sembra allontanarsi volutamente dalla forma perfetta, come stesse a giocare per il puro piacere di ripetere quasi la stessa procedura fino all’infinito. Consapevole che, se un giorno dovesse arrivarci, il gioco sarebbe finito e l’esperienza tristemente conclusa. E nel circolo ripetitivo della ri-creazione di forme diverse non ci nasconde la prova dei suoi pentimenti, ricuciture sulla materia modellata, riparazioni sulle ferite ancora visibili.


Infine, le poesie di Francisco del Moral, raccolte sotto il titolo Travesía, ripropongono il tema classico del viaggio come cammino di trasformazione. Ispirandosi al Camino de Santiago, il poeta racconta le diverse tappe del tratto francese descrivendole come se fossero le diverse tappe della vita, che trascorre a partire dalla nascita sui Pirenei verso il traguardo di Compostela. Un traguardo che, come l’orizzonte e come l’utopia serve fondamentalmente a farci camminare.
La sfera Ho sognato la sfera: la ricordo appesa come il sole su un altare. In ginocchio restavo sbalordito davanti alla bellezza, che è sempre inspiegabile. Da quando sono sveglio di nuovo sento pulsare calda tra le dita la sua forma compiuta e nel cervello il suo colore intenso, oscuro e cristallino: un miraggio possibile. E disarmato cerco inutilmente di ridarle la vita con le mani, impastando la terra così come il buon Dio creò Adamo. Ma accompagna ogni sforzo una nuova e profonda frustrazione. Nel frattempo, riprovo spinto dalla vecchia testardaggine (dalla madre più certa del successo) e produce il mio genio un elenco infinito di palazzi che crollano sporcando il pavimento come gocce costanti di sudore, come impronte sabbiose sulla strada, come il sangue versato dal guerriero più saggio (lui sa che la vittoria non è altro che un resto di entusiasmo nascosto dietro l’ennesima sconfitta). E continuo ad insistere perché l’inerzia guida le mie gambe. Quando meno aspettavo fu la luce e mi disse: “è finito il cammino e il miraggio impossibile”. Guardo indietro e scopro quel che sono: le gocce concentrate di sudore, le impronte sparse a caso sulla sabbia e la traccia di sangue del guerriero.
Exposición Fuori Luogo (2023)


Persone, oggetti, luoghi ed esperienze sono spesso segnati da una posizione infelice, sono costretti a subire le conseguenze ingiuste di un’ombra implacabile che li cancella del tutto, di una nebbia fitta che modifica i loro contorni, di una presenza vicina più rumorosa, più ingombrante o più lucida che li costringe all’oblio. Tuttavia, l’occhio sensibile e attento è capace di notarli, di apprezzare il loro valore, di riconoscere il loro fascino indiscutibile e sottolineare la bellezza vergine che abita dentro quei corpi mai amati, mai desiderati, e invece pronti a stabilire il rapporto più appassionato con lo spettatore. Lontani dalla loro confort zone si sentiranno spaesati, timidi e irrequieti, ma pian piano troveranno quella calma profonda che arriva soltanto quando si scopre il senso della propria esistenza.
ANGOLI SPERDUTI, SPAZI IMPERSONALI, TRACCE DI PRESENZE INAVVERTITE, STRAPPATE DAL LORO CONTESTO NATURALE E MESSE SOTTO UNA NUOVA LUCE. ALLA VISTA DI TUTTI. NUDE ED ESPOSTE.
FUORI LUOGO
II. Poesía con imagen
Il viaggio (2019)

Intrecci (2020)

3. Otros textos
Quarantena blues
Marzo de 2020
Questi muri di casa che non mi ricordavo, la voce del vicino, il cinguettio del letto di quella coppia giovane appena trasferitasi, il profumo di spezie che arriva dalla strada del ristorante indiano, la luce del tramonto che penetra in salotto all’ultimo minuto del pomeriggio esanime e si sposta ogni giorno un po’ più in là. L’espressione sorpresa del basilico languido in cucina, che non gradisce adesso la mia rara presenza (anche lui ci si deve abituare), la polvere sui libri, la nuova risonanza inaspettata della parola dentro. Conteggiare i momenti di questa prigionia improvvisata per cui non siamo pronti è come andare avanti sulla riva di un fiume senza pesci e senza acqua. Ridevamo tranquilli, passavamo veloci davanti alle persone sconosciute, guardavamo ossessivi i cellulari ignorando altri sguardi ed eravamo certi di meritare tutto quello che la natura ci donava... perché non sapevamo che poteva succedere. Adesso lo sappiamo.
Le cinque fasi della guarigione
Mayo de 2024
1. Conoscenza
Trovai lo sconosciuto sotto la doccia un giorno.
E non me l’aspettavo. È stata una sorpresa
di quelle che racconti
agli amici
ai parenti
ai vicini di casa che ti prestano il sale
e, al lavoro, ai colleghi con cui ti trovi meglio.
Hanno saputo subito
che l’incontro in questione
non è stato romantico:
né cenetta, né fiori, né lumi di candela.
Ma, stranamente, sarà indimenticabile
come un bacio coi brividi
o una giornata al mare.
Son rimasta di pietra.
Mi pareva impossibile che, in quello spazio stretto
della doccia di casa,
si fosse intrufolato un essere vivente.
Mi son fatta coraggio:
l’ho guardato negli occhi
e gli ho chiesto il suo nome.
L’avevo già sentito.
È corto ed impaurisce.
Fa rima con pudore.
2. Conferma
Questo fu il primo dubbio:
Era magari un incubo o l’ho visto davvero?
E, una volta risolto, non sapevo
se correre ai ripari o stare là a decidere
ancora per un po’.
Il dottore mi ha detto che lui lo conosceva,
il mio sconosciuto.
Era perfino celebre, ed era anche famosa
la sua strana abitudine di assalire le docce.
Gli piace spaventare le donne sprovvedute.
Per quello è ricercato.
La consegna era chiara, l’esercizio difficile:
prima che ci si abitui,
oggi,
domani,
la settimana prossima,
alla fine del mese…
lo dobbiamo cacciare.
Ho capito una cosa: ho due opzioni possibili.
La prima, non far niente di che
e lasciar che il destino
decida senza aiuto dove andremo a finire.
Dare retta agli esperti
e sperar per il meglio.
La seconda,
rimboccarmi le maniche e mettermi al lavoro,
anche se non so bene
quale sarebbe il compito.
Piangere nelle pause, se mi viene da piangere
(non è detto, ma a volte, è proprio inevitabile:
il pianto è quella pioggia
che spazza via lo sporco).
E asciugarmi il sudore.
“Sarà una strada ripida,
e ti verranno i crampi, le vesciche sui piedi
e sarai tanto stanca che vorrai anche arrenderti”
––mi ripeteva il medico.
Non sapevo che dire (terzo dubbio su cento).
E alla fine
ho scelto la seconda di quelle due opzioni.
Mi sa che ho fatto bene.
3. Debolezza
Oggi mi sento fragile
e, se potessi scegliere,
non uscirei dal letto
perché tutto fa male.
Non parlo della schiena, né dei piedi pesanti,
né delle mani gonfie.
Né del gusto metallico che avvolge la mia lingua.
Parlo di quest’idea che non mi lascia in pace.
Ho capito di amare
non solo il cibo caldo
e le lenzuola fresche,
le lunghe passeggiate
e i respiri che riempiono i polmoni di gioia.
Amo anche, stranamente,
l’odiosa sveglia stridula quando suona al mattino,
le assurde discussioni con chi mi vuole bene,
il lavoro che pesa
e i soldi che spariscono
e costringono a fare mille volte
le stesse acrobazie.
Amo il pieno, amo il vuoto
amo dritto e rovescio
amo tutte le cose che ci sono
e un giorno (oggi l’ho ben capito)
potrebbero non esserci.
4. Forza
Parlo senza paura,
racconto, mi racconto.
Riconosco i miei limiti.
Quando voglio sapere
e nessuno risponde
rifaccio le domande.
Mi guardo nello specchio.
Tengo la porta aperta
a tutti i cambiamenti
e cerco di sorridere.
Faccio progetti,
penso alle vacanze.
Se ho male, mi lamento.
Se ho tanto male, piango.
Se non ce l’ho, mi godo
le giornate noiose
e trovo nella noia
qualcosa di piacevole.
Voglio andarci, ci vado
e, se non me la sento,
rimango dove sono
senza farmi problemi.
La coscienza è pulita.
La speranza immutata.
Il cuore batte forte.
Le gambe mi sostengono.
5. Guarigione
Non l’avrei mai pensato.
Sentirsi abbandonata,
per una volta, è bello.
Non sento più il suo sguardo
attorno alla mia stanza.
E distendo le braccia,
faccio i passi più lunghi,
grido, canto, mi sposto
senza avere un confine
che mi taglia la strada.
A volte mi ricordo chiaramente
del suo pollice destro
mentre indicava un giorno
sul calendario appeso nel salotto.
Non potevo capirlo.
Invece lui
(il vecchio sconosciuto
che iniziavo a conoscere)
non faceva che insistere
e riusciva a convincermi in alcuni momenti
dell’assurda importanza della data.
Oggi è arrivato il giorno
e non succede niente
che non sia già successo
altre duemila volte.
Continuo a non capire. Ma lui non c’è
e non gli posso chiedere.
È sparito di notte
senza lasciare un misero biglietto
con una spiegazione.
Ma io non sono triste
né delusa
e nemmeno arrabbiata.
Mi sento solo libera
di quella libertà
che, come il vento, è fresca ed invisibile.
