Le cinque fasi della guarigione

Le cinque fasi della guarigione (2024)

1. Conoscenza

Trovai lo sconosciuto sotto la doccia un giorno.
E non me l’aspettavo. È stata una sorpresa
di quelle che racconti
agli amici
ai parenti
ai vicini di casa che ti prestano il sale
e, al lavoro, ai colleghi con cui ti trovi meglio.
Hanno saputo subito
che l’incontro in questione
non è stato romantico:
né cenetta, né fiori, né lumi di candela.
Ma, stranamente, sarà indimenticabile
come un bacio coi brividi
o una giornata al mare.

Son rimasta di pietra.
Mi pareva impossibile che, in quello spazio stretto
della doccia di casa,
si fosse intrufolato un essere vivente.
Mi son fatta coraggio:
l’ho guardato negli occhi
e gli ho chiesto il suo nome.
L’avevo già sentito.
È corto ed impaurisce.
Fa rima con pudore.
Le cinque fasi della guarigione: 1. Conoscenza

2. Conferma

Questo fu il primo dubbio:
Era magari un incubo o l’ho visto davvero?
E, una volta risolto, non sapevo
se correre ai ripari o stare là a decidere
ancora per un po’.

Il dottore mi ha detto che lui lo conosceva,
il mio sconosciuto.
Era perfino celebre, ed era anche famosa
la sua strana abitudine di assalire le docce.
Gli piace spaventare le donne sprovvedute.
Per quello è ricercato.
La consegna era chiara, l’esercizio difficile:
prima che ci si abitui,
oggi,
domani,
la settimana prossima,
alla fine del mese…
lo dobbiamo cacciare.

Ho capito una cosa: ho due opzioni possibili.
La prima, non far niente di che
e lasciar che il destino
decida senza aiuto dove andremo a finire.
Dare retta agli esperti
e sperar per il meglio.

La seconda,
rimboccarmi le maniche e mettermi al lavoro,
anche se non so bene
quale sarebbe il compito.
Piangere nelle pause, se mi viene da piangere
(non è detto, ma a volte, è proprio inevitabile:
il pianto è quella pioggia
che spazza via lo sporco).
E asciugarmi il sudore.

“Sarà una strada ripida,
e ti verranno i crampi, le vesciche sui piedi
e sarai tanto stanca che vorrai anche arrenderti”
––mi ripeteva il medico.
Non sapevo che dire (terzo dubbio su cento).

E alla fine
ho scelto la seconda di quelle due opzioni.
Mi sa che ho fatto bene.
Le cinque fasi della guarigione: 2. Conferma

3. Debolezza

Oggi mi sento fragile
e, se potessi scegliere,
non uscirei dal letto
perché tutto fa male.
Non parlo della schiena, né dei piedi pesanti,
né delle mani gonfie.
Né del gusto metallico che avvolge la mia lingua.
Parlo di quest’idea che non mi lascia in pace.

Ho capito di amare
non solo il cibo caldo
e le lenzuola fresche,
le lunghe passeggiate
e i respiri che riempiono i polmoni di gioia.
Amo anche, stranamente,
l’odiosa sveglia stridula quando suona al mattino,
le assurde discussioni con chi mi vuole bene,
il lavoro che pesa
e i soldi che spariscono
e costringono a fare mille volte
le stesse acrobazie.

Amo il pieno, amo il vuoto
amo dritto e rovescio
amo tutte le cose che ci sono
e un giorno (oggi l’ho ben capito)
potrebbero non esserci.

Le cinque fasi della guarigione: 3. Debolezza

4. Forza

Parlo senza paura,
racconto, mi racconto.
Riconosco i miei limiti.
Quando voglio sapere
e nessuno risponde
rifaccio le domande.
Mi guardo nello specchio.
Tengo la porta aperta
a tutti i cambiamenti
e cerco di sorridere.
Faccio progetti,
penso alle vacanze.
Se ho male, mi lamento.
Se ho tanto male, piango.
Se non ce l’ho, mi godo
le giornate noiose
e trovo nella noia
qualcosa di piacevole.
Voglio andarci, ci vado
e, se non me la sento,
rimango dove sono
senza farmi problemi.
La coscienza è pulita.
La speranza immutata.
Il cuore batte forte.
Le gambe mi sostengono.
Le cinque fasi della guarigione: 4. Forza

5. Guarigione

Non l’avrei mai pensato.
Sentirsi abbandonata,
per una volta, è bello.

Non sento più il suo sguardo
attorno alla mia stanza.
E distendo le braccia,
faccio i passi più lunghi,
grido, canto, mi sposto
senza avere un confine
che mi taglia la strada.

A volte mi ricordo chiaramente
del suo pollice destro
mentre indicava un giorno
sul calendario appeso nel salotto.
Non potevo capirlo.
Invece lui
(il vecchio sconosciuto
che iniziavo a conoscere)
non faceva che insistere
e riusciva a convincermi in alcuni momenti
dell’assurda importanza della data.

Oggi è arrivato il giorno
e non succede niente
che non sia già successo
altre duemila volte.
Continuo a non capire. Ma lui non c’è
e non gli posso chiedere.

È sparito di notte
senza lasciare un misero biglietto
con una spiegazione.
Ma io non sono triste
né delusa
e nemmeno arrabbiata.
Mi sento solo libera
di quella libertà
che, come il vento, è fresca ed invisibile.
Le cinque fasi della guarigione: 5. Guarigione

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