Trovai lo sconosciuto sotto la doccia un giorno. E non me l’aspettavo. È stata una sorpresa di quelle che racconti agli amici ai parenti ai vicini di casa che ti prestano il sale e, al lavoro, ai colleghi con cui ti trovi meglio. Hanno saputo subito che l’incontro in questione non è stato romantico: né cenetta, né fiori, né lumi di candela. Ma, stranamente, sarà indimenticabile come un bacio coi brividi o una giornata al mare.
Son rimasta di pietra. Mi pareva impossibile che, in quello spazio stretto della doccia di casa, si fosse intrufolato un essere vivente. Mi son fatta coraggio: l’ho guardato negli occhi e gli ho chiesto il suo nome. L’avevo già sentito. È corto ed impaurisce. Fa rima con pudore.
Le cinque fasi della guarigione: 1. Conoscenza
2. Conferma
Questo fu il primo dubbio: Era magari un incubo o l’ho visto davvero? E, una volta risolto, non sapevo se correre ai ripari o stare là a decidere ancora per un po’.
Il dottore mi ha detto che lui lo conosceva, il mio sconosciuto. Era perfino celebre, ed era anche famosa la sua strana abitudine di assalire le docce. Gli piace spaventare le donne sprovvedute. Per quello è ricercato. La consegna era chiara, l’esercizio difficile: prima che ci si abitui, oggi, domani, la settimana prossima, alla fine del mese… lo dobbiamo cacciare.
Ho capito una cosa: ho due opzioni possibili. La prima, non far niente di che e lasciar che il destino decida senza aiuto dove andremo a finire. Dare retta agli esperti e sperar per il meglio.
La seconda, rimboccarmi le maniche e mettermi al lavoro, anche se non so bene quale sarebbe il compito. Piangere nelle pause, se mi viene da piangere (non è detto, ma a volte, è proprio inevitabile: il pianto è quella pioggia che spazza via lo sporco). E asciugarmi il sudore.
“Sarà una strada ripida, e ti verranno i crampi, le vesciche sui piedi e sarai tanto stanca che vorrai anche arrenderti” ––mi ripeteva il medico. Non sapevo che dire (terzo dubbio su cento).
E alla fine ho scelto la seconda di quelle due opzioni. Mi sa che ho fatto bene.
Le cinque fasi della guarigione: 2. Conferma
3. Debolezza
Oggi mi sento fragile e, se potessi scegliere, non uscirei dal letto perché tutto fa male. Non parlo della schiena, né dei piedi pesanti, né delle mani gonfie. Né del gusto metallico che avvolge la mia lingua. Parlo di quest’idea che non mi lascia in pace.
Ho capito di amare non solo il cibo caldo e le lenzuola fresche, le lunghe passeggiate e i respiri che riempiono i polmoni di gioia. Amo anche, stranamente, l’odiosa sveglia stridula quando suona al mattino, le assurde discussioni con chi mi vuole bene, il lavoro che pesa e i soldi che spariscono e costringono a fare mille volte le stesse acrobazie.
Amo il pieno, amo il vuoto amo dritto e rovescio amo tutte le cose che ci sono e un giorno (oggi l’ho ben capito) potrebbero non esserci.
Le cinque fasi della guarigione: 3. Debolezza
4. Forza
Parlo senza paura, racconto, mi racconto. Riconosco i miei limiti. Quando voglio sapere e nessuno risponde rifaccio le domande. Mi guardo nello specchio. Tengo la porta aperta a tutti i cambiamenti e cerco di sorridere. Faccio progetti, penso alle vacanze. Se ho male, mi lamento. Se ho tanto male, piango. Se non ce l’ho, mi godo le giornate noiose e trovo nella noia qualcosa di piacevole. Voglio andarci, ci vado e, se non me la sento, rimango dove sono senza farmi problemi. La coscienza è pulita. La speranza immutata. Il cuore batte forte. Le gambe mi sostengono.
Le cinque fasi della guarigione: 4. Forza
5. Guarigione
Non l’avrei mai pensato. Sentirsi abbandonata, per una volta, è bello.
Non sento più il suo sguardo attorno alla mia stanza. E distendo le braccia, faccio i passi più lunghi, grido, canto, mi sposto senza avere un confine che mi taglia la strada.
A volte mi ricordo chiaramente del suo pollice destro mentre indicava un giorno sul calendario appeso nel salotto. Non potevo capirlo. Invece lui (il vecchio sconosciuto che iniziavo a conoscere) non faceva che insistere e riusciva a convincermi in alcuni momenti dell’assurda importanza della data.
Oggi è arrivato il giorno e non succede niente che non sia già successo altre duemila volte. Continuo a non capire. Ma lui non c’è e non gli posso chiedere.
È sparito di notte senza lasciare un misero biglietto con una spiegazione. Ma io non sono triste né delusa e nemmeno arrabbiata. Mi sento solo libera di quella libertà che, come il vento, è fresca ed invisibile.